MOSTRO FOGGIASCAPE
FOGGIASCAPE Visioni da un Sud che Torna a Guardare se Stesso La Capitanata come specchio d’Italia contemporanea negli scatti di Kash Il 24 giugno, nel Castello di Acaya, si è inaugurata Foggiascape, la mostra fotografica di Kash Gabriele Torsello, realizzata dall'Istituto di Culture Mediterranee grazie al bando StrategiaFotografia del Ministero della Cultura. Le mostre sono a cura di Renata Ferri, tra le più autorevoli figure della fotografia italiana contemporanea. Le mostre attraversano la Puglia, con una ulteriore apertura al Museo Ribezzo di Brindisi fino al 30 agosto e, da settembre, nel cuore della Capitanata, a Foggia. Non è soltanto una mostra: è un viaggio dentro un territorio che troppo spesso viene raccontato per sottrazione, ridotto a emergenza o a stereotipo, mentre qui torna a essere materia viva, interrogazione, possibilità. Le fotografie di Torsello, frutto di un lavoro decennale, hanno la capacità rara di tenere insieme la precisione dello sguardo documentario e la densità emotiva di un archivio personale e politico. Non si limitano a registrare ciò che accade: interrogano chi guarda, costringono a misurarsi con la complessità di una parte del Sud che non può essere compressa in narrazioni semplificate. La Capitanata che emerge da questi scatti non è un luogo marginale, ma un punto di osservazione privilegiato per comprendere le trasformazioni del Paese. In queste immagini si intrecciano i grandi temi che dovrebbero essere al centro della discussione pubblica: il cibo e la filiera che lo produce, con le sue eccellenze e le sue ombre; il rispetto del territorio e del paesaggio, minacciati da modelli di sfruttamento intensivo; il lavoro, che continua a pagare il prezzo nascosto della competitività nell'età dei consumi; il fenomeno migratorio, che viene sistematicamente confinato nel campo dell'emergenza e dell'irregolarità, proprio perché così diventa funzionale a un sistema che ha bisogno di braccia invisibili. Torsello attraversa campi, borghi rurali, periferie, cave, mare e foresta, ma ciò che mette davvero a fuoco non sono solo i luoghi: sono le contraddizioni che li abitano. Siamo abituati a pensare che certe fratture - lo sfruttamento, la povertà educativa, la desertificazione culturale, la presenza criminale - appartengano a Certe Zone del Sud, come se fossero anomalie geografiche. Foggiascape mostra invece che queste contraddizioni hanno la capacità di rivelare, fuori dalla retorica e dallo storytelling consolatorio, il volto della nuova questione meridionale: non più solo distanza economica o infrastrutturale, ma distanza di sguardo, di riconoscimento, di diritti. La Capitanata, area tra le più produttive d'Italia e al tempo stesso tra le più vulnerabili, diventa uno specchio in cui si riflettono tensioni che riguardano l’intero Paese. In questo senso la fotografia, e più in generale l'arte contemporanea, non è un ornamento, non è un decoro da aggiungere ai luoghi per renderli più attraenti. È uno strumento politico nel senso più alto del termine: non perché fa propaganda, ma perché apre uno spazio di discussione, di ascolto, di confronto. La mostra è pensata come un dispositivo culturale, un luogo in cui cittadini, studenti, migranti, lavoratori, amministratori possono attraversare le immagini e riconoscersi o non riconoscersi, ma comunque prendere posizione. È un invito a ripensare il modo in cui abitiamo i territori, il modo in cui li raccontiamo, il modo in cui li progettiamo. Qui torna utile ricordare una delle intuizioni più feconde di Franco Cassano: la necessità che il Sud torni a raccontarsi a partire da sé, con la propria voce, senza accettare passivamente le etichette che gli vengono imposte. Foggiascape fa esattamente questo: non parla del Sud dall’esterno, ma parla dal Sud, da dentro le sue contraddizioni, da dentro le sue ferite e le sue resistenze. È un Sud che non cerca attenuanti né sconti, ma rivendica la possibilità di essere ascoltato e di assumere un ruolo attivo nella lettura del presente; uno sguardo che non chiede protezione, ma riconoscimento; che non si limita a reagire, ma propone, interpreta, immagina. Un Sud che non si lascia definire da narrazioni esterne, perché possiede la forza e la lucidità per raccontarsi da sé, mettendo in campo la propria storia millenaria e la propria capacità di comprendere le trasformazioni in atto. Il viaggio della mostra attraverso i Poli Biblio-Museali di Puglia - Acaya, Brindisi, Foggia - non è una semplice tournée espositiva. E un modo per ricucire territori, per mettere in dialogo comunità diverse, per costruire una geografia culturale che non sia centrata solo sulle capitali ma sui margini, sui luoghi in cui il cambiamento è più urgente e più visibile. E anche un modo per ricordare che la questione meridionale non si risolve con interventi calati dall'alto, ma con processi di cooperazione, di partecipazione, di presa di parola. Foggiascape, in definitiva, ci chiede una cosa semplice e difficile: smettere di guardare il Sud come un altrove e cominciare a considerarlo come un punto da cui ripartire. Se sapremo ascoltare ciò che queste fotografie ci dicono, forse saremo un po’ più capaci di affrontare, senza scorciatoie, i nodi che da troppo tempo rimandiamo: il rapporto tra produzione e diritti, tra paesaggio e sviluppo, tra migrazioni e cittadinanze, tra storia millenaria e presente globale. È da qui che passa, oggi, la nuova questione meridionale dello sguardo. Istituto Culture Mediterranee